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Datapoint ESRS 2026: come costruire un sistema di raccolta dati ESG affidabile e verificabile

4 set
Tempo di lettura: 13 min

La tua organizzazione raccoglie dati ESG soltanto per completare il report o li utilizza anche per comprendere rischi, performance e priorità?


AR19 supporta le aziende nello sviluppo di sistemi organizzativi capaci di collegare sostenibilità, governance, responsabilità interne, leadership e processi decisionali.

La nuova lista dei datapoint ESRS 2026 pubblicata da EFRAG rende più chiara la struttura delle informazioni richieste per la rendicontazione di sostenibilità. La riduzione del numero complessivo dei datapoint semplifica il quadro, ma non risolve una delle principali difficoltà operative: raccogliere dati ESG coerenti, tracciabili e verificabili.


L’articolo spiega cosa sono i datapoint ESRS, come interpretarli attraverso la doppia materialità e quali processi servono per attribuire responsabilità, identificare le fonti, documentare i metodi di calcolo e controllare la qualità delle informazioni. Approfondisce inoltre il ruolo della leadership e della cultura organizzativa nella costruzione di un sistema

ESG che supporti la rendicontazione e le decisioni aziendali.


La tua organizzazione raccoglie dati ESG soltanto per completare il report o li utilizza anche per comprendere rischi, performance e priorità?


AR19 supporta le aziende nello sviluppo di sistemi organizzativi capaci di collegare sostenibilità, governance, responsabilità interne, leadership e processi decisionali.

La nuova lista dei datapoint ESRS 2026 pubblicata da EFRAG rende più chiara la struttura delle informazioni richieste per la rendicontazione di sostenibilità. La riduzione del numero complessivo dei datapoint semplifica il quadro, ma non risolve una delle principali difficoltà operative: raccogliere dati ESG coerenti, tracciabili e verificabili.


L’articolo spiega cosa sono i datapoint ESRS, come interpretarli attraverso la doppia materialità e quali processi servono per attribuire responsabilità, identificare le fonti, documentare i metodi di calcolo e controllare la qualità delle informazioni. Approfondisce inoltre il ruolo della leadership e della cultura organizzativa nella costruzione di un sistema ESG che supporti la rendicontazione e le decisioni aziendali.


Introduzione


I datapoint ESRS 2026 traducono i requisiti europei di rendicontazione di sostenibilità in singole informazioni che le imprese devono identificare, raccogliere, controllare e, quando applicabili, comunicare.


Il 28 agosto 2026 EFRAG ha pubblicato la nuova Draft List of Datapoints relativa agli European Sustainability Reporting Standards revisionati. La lista comprende 530 datapoint e offre alle imprese una struttura più semplice rispetto al precedente impianto. Tuttavia, EFRAG chiarisce un punto essenziale: l’elenco non sostituisce gli standard, non rappresenta una guida ufficiale all’implementazione e non deve essere utilizzato come una checklist da compilare integralmente.


Ogni impresa deve prima valutare quali temi risultano materiali. Solo dopo può selezionare le informazioni pertinenti e progettare il proprio sistema di raccolta dati ESG.

Questa precisazione cambia il modo in cui le aziende devono affrontare il lavoro. Il problema non consiste nel trovare 530 risposte. Consiste nel capire quali informazioni descrivono realmente gli impatti, i rischi, le opportunità, le politiche e le performance dell’organizzazione.


La nuova lista EFRAG può quindi diventare uno strumento utile. Ma produce valore solo quando l’impresa la collega a processi solidi, responsabilità chiare, fonti affidabili e controlli coerenti. La qualità della rendicontazione dipende dalla qualità del sistema organizzativo che genera i dati.


In sintesi


I datapoint ESRS 2026 identificano le singole informazioni previste dagli standard europei di rendicontazione di sostenibilità. L’impresa non deve trattarli come una checklist. Deve selezionarli attraverso la doppia materialità e attribuire a ogni dato un responsabile, una fonte, un metodo di calcolo, un’evidenza e un processo di controllo. Un sistema efficace rende i dati ESG tracciabili e verificabili e permette al management di utilizzarli anche nelle decisioni aziendali.


Cosa sono i datapoint ESRS?


I datapoint ESRS sono le unità informative elementari che compongono le disclosure previste dagli European Sustainability Reporting Standards. Ogni datapoint descrive una precisa informazione ambientale, sociale o di governance.


Un datapoint può richiedere una descrizione narrativa, una risposta affermativa o negativa, una percentuale, un valore monetario, un numero di persone, un consumo energetico, un volume, una quantità di emissioni oppure una data.


Una stessa disclosure può quindi comprendere informazioni molto diverse. Per esempio, l’impresa può dover indicare se possiede una determinata policy, descriverne il contenuto, spiegare come la applica e fornire una metrica che ne rappresenti i risultati.

La lista EFRAG associa ogni datapoint allo standard, al requisito informativo e al paragrafo di riferimento. Specifica inoltre la tipologia del dato, l’eventuale condizionalità, le possibili modalità alternative di presentazione e il livello di disaggregazione richiesto.

Questa struttura aiuta l’impresa a trasformare il testo normativo in un sistema operativo. Il datapoint diventa così il punto di incontro tra requisito ESRS, fonte aziendale, responsabilità interna e informazione finale.


Per una comprensione più ampia del quadro, è utile consultare anche l’approfondimento AR19 su come integrare ESRS ed ESG nella strategia, nella cultura e nella governance.

Il 28 agosto 2026 il Segretariato EFRAG ha pubblicato la bozza della lista dei datapoint relativa ai revised European Sustainability Reporting Standards, adottati dalla Commissione europea il 3 luglio 2026. Il documento raccoglie 530 datapoint e li organizza in una struttura più chiara e accessibile. EFRAG precisa tuttavia che si tratta di materiale di supporto non vincolante: la lista non sostituisce gli ESRS, non costituisce una guida ufficiale all’implementazione e non deve essere utilizzata come una checklist completa di conformità.

La bozza rimarrà aperta alla revisione pubblica dei possibili errori sostanziali fino al 23 ottobre 2026, mentre la versione definitiva è attesa entro la fine dell’anno.


Cosa cambia con la nuova lista dei datapoint ESRS 2026?


La nuova lista dei datapoint ESRS 2026 riduce la complessità del precedente impianto e rende più chiara la natura delle informazioni richieste.


La Commissione europea ha adottato gli ESRS revisionati il 3 luglio 2026. Secondo la Commissione, il nuovo testo riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo delle informazioni. EFRAG ha successivamente tradotto i revised ESRS nella Draft List pubblicata il 28 agosto.


La lista contiene 530 datapoint. La maggior parte dipende dalla valutazione di doppia materialità. Una parte riguarda invece le informazioni generali sul report previste da ESRS 2 BP-1 e non passa attraverso la stessa valutazione.


EFRAG ha introdotto anche una classificazione più precisa dei formati. La lista distingue tra dati:

  • narrativi e semi-narrativi;

  • numerici, interi o decimali;

  • percentuali e monetari;

  • riferiti a massa, volume, energia ed emissioni;

  • espressi attraverso date, anni o modalità alternative di presentazione.


La semplificazione aiuta le aziende a orientarsi. Non elimina però la necessità di attribuire un significato organizzativo a ciascuna informazione.

Un dato sulle emissioni richiede una metodologia di calcolo. Un’informazione sulla forza lavoro richiede criteri coerenti tra società, sedi e periodi. Una dichiarazione sulle policy richiede documenti approvati, responsabilità e prove dell’effettiva applicazione.

Per questo la riduzione dei datapoint non coincide automaticamente con la riduzione del lavoro organizzativo. Il nuovo quadro elimina ridondanze, ma aumenta l’importanza della qualità e della rilevanza delle informazioni selezionate.


Il tema si collega al precedente approfondimento AR19 sulla semplificazione ESG europea e sulla revisione di CSRD ed ESRS.


Il ruolo della materialità nella selezione dei datapoint ESRS


La lista pubblicata da EFRAG organizza le informazioni previste dai “revised ESRS” e ne facilita l’analisi operativa. Non stabilisce, però, quali datapoint siano rilevanti per ogni azienda. Questa selezione dipende dalla valutazione di doppia materialità e dal giudizio professionale che la supporta.


Utilizzare l’elenco come una checklist completa rischia di spostare l’attenzione dalla qualità dell’informazione alla conformità formale. L’organizzazione potrebbe raccogliere dati non significativi, aumentando tempi, costi e possibilità di incoerenza, oppure concentrarsi sul completamento dei singoli campi senza verificare se le informazioni rappresentino realmente i propri impatti, rischi e opportunità.


La doppia materialità consente di definire le priorità considerando:


  • gli effetti delle attività aziendali sulle persone e sull’ambiente;

  • l’influenza delle questioni di sostenibilità sulla situazione finanziaria, sulla performance, sullo sviluppo e sulla continuità del business.


Sulla base di questa analisi, ogni organizzzzione può collegare gli impatti, i rischi e le opportunità materiali alle disclosure e ai datapoint pertinenti.


La lista EFRAG offre quindi una struttura di riferimento. Spetta alla governance assicurare che la selezione delle informazioni rifletta il profilo dell’organizzazione, il suo modello di business e le questioni di sostenibilità realmente rilevanti. In questa prospettiva, AR19 affianca le aziende nel trasformare la doppia materialità in un processo concreto, collegando gli obblighi di rendicontazione alla gestione dei rischi, alle responsabilità interne e alle decisioni strategiche.


Come si costruisce la governance della raccolta dati ESG?


La governance della raccolta dati ESG nasce quando l’impresa definisce chi produce, controlla, approva e utilizza ogni informazione.


Molte aziende affidano il coordinamento alla funzione sustainability. Questa scelta può risultare corretta, ma la funzione ESG non possiede direttamente tutti i dati. Le informazioni si trovano nei sistemi e nelle attività di altri reparti.


HR gestisce dati su occupazione, diversità, retribuzione, formazione e benessere. EHS raccoglie informazioni su sicurezza, emissioni, rifiuti, acqua ed energia. Procurement conosce i fornitori e la catena del valore. Operations controlla processi produttivi, consumi e prestazioni. Finance possiede competenze su consolidamento, riconciliazione e controllo. IT governa sistemi, accessi e integrazioni. Il management definisce obiettivi e priorità.


Per ogni datapoint materiale, il sistema dovrebbe identificare almeno quattro ruoli:

  • il data owner, responsabile del significato e della qualità del dato;

  • chi raccoglie o calcola l’informazione;

  • chi esegue il controllo;

  • chi approva il dato prima della rendicontazione.


Questa distinzione riduce le ambiguità. Evita inoltre che un unico ufficio debba interpretare, ricostruire e validare informazioni prodotte altrove.

La governance deve chiarire anche tempi, modalità di escalation e gestione delle anomalie. Se una fonte non risulta disponibile o due sistemi producono valori differenti, le persone devono sapere chi prende la decisione e come documentarla.


Quali caratteristiche rendono affidabile un dato ESG?


Un dato ESG risulta affidabile quando rappresenta correttamente il fenomeno, utilizza criteri coerenti e può essere ricostruito attraverso fonti ed evidenze verificabili.

La precisione numerica, da sola, non basta. Un valore può essere matematicamente corretto ma metodologicamente debole. Può utilizzare un perimetro sbagliato, escludere alcune sedi, applicare fattori di conversione non aggiornati o confrontare periodi costruiti con criteri differenti.


Ogni datapoint dovrebbe quindi comprendere una scheda metodologica con:

  • definizione del dato;

  • perimetro organizzativo e temporale;

  • unità di misura;

  • fonte primaria;

  • formula o metodo di calcolo;

  • eventuali stime e assunzioni;

  • frequenza di aggiornamento;

  • responsabile;

  • evidenze disponibili;

  • controlli previsti.


Un sistema affidabile mantiene inoltre uno storico delle modifiche. Se l’azienda cambia una

formula, una fonte o il perimetro, deve documentare la modifica e valutarne l’effetto sulla comparabilità.


L’obiettivo non consiste nell’eliminare ogni stima. In molti casi la misurazione diretta non risulta possibile. L’impresa deve però rendere trasparente il metodo adottato, spiegare le assunzioni e applicare lo stesso criterio in modo coerente.


Come si rende verificabile la raccolta dei dati ESG?


La raccolta dei dati ESG diventa verificabile quando una persona indipendente dal processo può risalire dal valore comunicato alla fonte che lo ha generato.


Questo percorso prende spesso il nome di data lineage e descrive la sequenza che collega la fonte originaria, le elaborazioni, i controlli e il valore finale.

Un dato relativo al consumo energetico, per esempio, può partire dalle fatture o dai contatori. L’impresa lo attribuisce alle sedi interessate, converte le unità di misura, esclude eventuali consumi non pertinenti, consolida i valori e sottopone il risultato a controllo. Ogni passaggio deve lasciare un’evidenza consultabile.


La tracciabilità richiede regole semplici e costanti. I file devono utilizzare nomi e versioni riconoscibili, i sistemi devono limitare gli accessi, le approvazioni devono essere documentate e ogni modifica deve lasciare una traccia. Anche le evidenze devono rimanere collegate al periodo di riferimento e al datapoint pertinente.


La CSRD prevede l’assurance sulla rendicontazione di sostenibilità per le imprese soggette agli obblighi. Il controllo non può quindi iniziare quando il report è quasi concluso. L’organizzazione deve progettare la verificabilità nel momento in cui definisce il processo, le responsabilità e le modalità di raccolta.


La qualità delle evidenze dipende però anche dai comportamenti quotidiani. Registrare correttamente un incidente, un consumo, uno scostamento o una criticità richiede attenzione, responsabilità e disponibilità a rendere visibili anche le informazioni meno favorevoli. Una cultura della sicurezza e della sostenibilità rafforza quindi l’affidabilità del dato, perché rende la tracciabilità parte del modo di lavorare e non un controllo aggiunto alla fine.


Gli strumenti digitali possono sostenere questo sistema, ma non possono sostituire responsabilità chiare, procedure condivise e comportamenti coerenti. È da questa distinzione che nasce la domanda successiva.


È sufficiente utilizzare un file Excel per gestire i datapoint ESRS?


Un file Excel può supportare la mappatura iniziale, ma non costituisce da solo un sistema di raccolta dati ESG affidabile. EFRAG pubblica la lista dei datapoint in formato Excel perché questo strumento facilita la consultazione, l’analisi e il collegamento tra requisiti. Il file non sostituisce però processi, controlli, responsabilità e sistemi informativi aziendali.

La soluzione tecnica dipende dalle dimensioni e dalla complessità dell’organizzazione. Una realtà con poche sedi e fonti limitate può utilizzare strumenti relativamente semplici. Un gruppo con molte società, paesi, impianti e fornitori avrà bisogno di workflow più strutturati, integrazioni e controlli automatizzati.

Prima di scegliere un software, l’azienda deve chiarire il processo. Digitalizzare responsabilità confuse o formule non condivise rende più veloce l’errore, non più affidabile il dato. La tecnologia dovrebbe intervenire dopo la definizione di glossario, ruoli, fonti, frequenze, controlli e criteri di consolidamento.


Leadership e cultura organizzativa alla base della qualità dei dati ESG


L’esperienza maturata da AR19 in contesti organizzativi complessi mostra che la qualità dei dati ESG dipende anche dalla cultura con cui l’organizzazione produce, condivide e utilizza le informazioni. Una parte rilevante dei dati di sostenibilità nasce infatti dai comportamenti quotidiani delle persone.


Una procedura può stabilire come registrare un incidente, classificare un rifiuto, misurare un consumo o segnalare una criticità. L’affidabilità dell’informazione dipende però dalla costanza con cui le persone applicano quella procedura e dalla responsabilità con cui rendono visibili eventuali anomalie.


Se i manager considerano la raccolta ESG un adempimento secondario, i team tenderanno a rimandarla. Se l’organizzazione penalizza chi segnala problemi, alcune informazioni potrebbero risultare incomplete. Se le funzioni operano separatamente, possono utilizzare definizioni, perimetri e fonti differenti. Se gli obiettivi spingono a mostrare soltanto risultati positivi, aumenta il rischio di errori e rappresentazioni poco equilibrate.

La leadership deve quindi spiegare perché il dato è importante, come verrà utilizzato e quali decisioni può supportare. Deve inoltre creare un ambiente nel quale le persone possano segnalare anomalie, limiti metodologici e risultati negativi senza nasconderli.


È un principio già centrale nella cultura della sicurezza: la capacità di individuare e comunicare un problema costituisce il presupposto per poterlo gestire. Lo stesso vale per la sostenibilità. Un’organizzazione che valorizza trasparenza, responsabilità e apprendimento genera informazioni più complete e affidabili.


Questo è il punto nel quale reporting e cultura organizzativa si incontrano. La verificabilità richiede competenze tecniche e sistemi adeguati, ma si consolida attraverso comportamenti coerenti, collaborazione tra le funzioni e una leadership capace di trasformare il dato ESG in uno strumento di consapevolezza e miglioramento.


Dalla disclosure alle decisioni: il valore dei datapoint ESRS


Il valore dei datapoint ESRS non si esaurisce nella rendicontazione. Le informazioni diventano realmente utili quando l’impresa le collega ai propri rischi, agli obiettivi, alle azioni intraprese e alle performance operative.


Un dato raccolto soltanto per essere pubblicato una volta all’anno offre una fotografia statica. Se il management lo integra nei processi di gestione, lo stesso dato può aiutare a individuare deviazioni, confrontare sedi e funzioni, valutare investimenti e verificare l’efficacia delle azioni adottate.


Un indicatore sulle emissioni può orientare le priorità energetiche. I dati sugli infortuni e sui near miss possono mostrare dove stanno aumentando le esposizioni. Le informazioni su turnover, formazione e assenteismo possono segnalare criticità organizzative. I dati sui fornitori possono supportare le attività di qualificazione, gli audit e la continuità della supply chain.


EFRAG ha analizzato 905 dichiarazioni di sostenibilità relative all’esercizio 2025. Le aziende hanno identificato in media 6,4 temi ESRS materiali, ma hanno definito obiettivi misurabili soltanto per 3,3 temi. Questo divario mostra che riconoscere una priorità non significa ancora disporre di un sistema capace di gestirla.


Per ridurre questa distanza, l’organizzazione deve passare dalla disclosure al management. I dati ESG devono entrare nelle revisioni periodiche, nei processi di risk management, negli obiettivi dei responsabili e nelle decisioni del management. La raccolta diventa così parte di un ciclo continuo che collega osservazione, valutazione, intervento e verifica dei risultati.


È in questo passaggio che il sistema dei datapoint esprime il proprio valore più concreto. Per AR19, raccogliere dati affidabili significa costruire una capacità organizzativa: comprendere ciò che sta accadendo, riconoscere tempestivamente le criticità e assumere decisioni più consapevoli. Un approccio che richiede di integrare risk management, sicurezza, sostenibilità e performance aziendale all’interno dello stesso modello di governance.


La qualità della rendicontazione nasce quindi dalla qualità dell’organizzazione che produce e utilizza le informazioni. Quando responsabilità, cultura, processi e leadership operano in modo coerente, i datapoint ESRS smettono di essere un insieme di obblighi da soddisfare e diventano strumenti per orientare il miglioramento e creare valore nel tempo.


Una roadmap operativa per costruire un sistema di raccolta dati ESG


Non esiste un modello operativo identico per tutte le organizzazioni. Sulla base dei requisiti ESRS e dei principi di governance, tracciabilità e controllo delle informazioni, è comunque possibile articolare il percorso in sette passaggi progressivi.


1. Definire il perimetro

L’impresa identifica le società, le sedi, le attività, le relazioni lungo la catena del valore e il periodo di rendicontazione. Chiarisce inoltre i confini tra dati consolidati, esclusioni e stime.


2. Completare la doppia materialità

L’organizzazione individua gli impatti, i rischi e le opportunità materiali. Successivamente collega i risultati della valutazione alle disclosure e ai datapoint pertinenti.


3. Creare un dizionario dei dati ESG

Ogni informazione riceve una definizione condivisa. Il dizionario specifica unità di misura, formule, fonti, periodicità e regole di consolidamento, riducendo il rischio che funzioni diverse interpretino lo stesso dato in modo differente.


4. Assegnare ruoli e responsabilità

L’impresa individua i data owner, le persone incaricate della raccolta, i responsabili dei controlli e i soggetti chiamati ad approvare le informazioni.


5. Mappare fonti ed evidenze

Ogni datapoint viene collegato a sistemi, documenti, registri, fatture, misurazioni o altre fonti verificabili. L’organizzazione definisce anche quali evidenze conservare e come associarle al periodo di riferimento.


6. Progettare i controlli

L’organizzazione stabilisce verifiche di completezza, accuratezza e coerenza. Introduce inoltre confronti con i periodi precedenti, riconciliazioni con altri sistemi e procedure per gestire anomalie o informazioni mancanti.


7. Integrare i dati nelle decisioni

Il management utilizza le informazioni nei processi di pianificazione, gestione del rischio, definizione degli obiettivi e revisione delle performance. Il dato ESG passa così dalla rendicontazione alla gestione dell’organizzazione.


La roadmap non deve partire dal software, ma dalla comprensione del contesto aziendale e delle informazioni realmente necessarie per governare i temi materiali. La tecnologia interviene successivamente, per rendere più efficiente un processo che deve già disporre di definizioni, responsabilità e controlli chiari.


In questo percorso, il contributo dell’approccio AR19 non consiste nell’imporre una sequenza tecnica predefinita. Consiste nel sostenere l’implementazione attraverso il coinvolgimento delle persone, la responsabilizzazione della leadership, la misurazione delle performance e il riesame dei risultati. Sono questi elementi a trasformare un sistema di raccolta dati in una capacità organizzativa stabile e realmente integrata nel business.


Dal reporting alla maturità organizzativa: il punto di vista AR19


I datapoint ESRS 2026 offrono una struttura più semplice, ma la qualità finale dipende dalla maturità dell’organizzazione.


Un’azienda può possedere procedure dettagliate e strumenti digitali avanzati. Se le funzioni non collaborano, i responsabili non comprendono il significato delle informazioni e la leadership non utilizza i risultati, il sistema resterà fragile.

AR19 considera sostenibilità, cultura organizzativa, leadership e gestione del rischio come elementi collegati. La raccolta dei dati ESG deve quindi diventare parte del funzionamento reale dell’organizzazione.


Assessment, definizione delle responsabilità, formazione, sviluppo della leadership e coinvolgimento delle funzioni aiutano l’impresa a costruire un sistema coerente. L’obiettivo non consiste soltanto nel produrre una rendicontazione conforme. Consiste nel creare informazioni che permettano di comprendere i rischi, verificare i progressi e prendere decisioni più consapevoli.


La vera domanda non è quindi quanti datapoint l’azienda riesca a compilare. La domanda è se i dati raccolti descrivano in modo affidabile ciò che l’organizzazione fa, decide e vuole migliorare.


Articolo redatto con la supervisione di Alberto Rosso, CEO di AR19.


FAQ


Datapoint ESRS e KPI ESG sono la stessa cosa?

No. Un datapoint ESRS identifica una specifica informazione prevista dagli standard di rendicontazione. Un KPI ESG misura invece una performance, un risultato o un andamento. Alcuni datapoint contengono KPI, mentre altri richiedono descrizioni, conferme, policy o informazioni qualitative.


Tutti i datapoint ESRS 2026 devono essere rendicontati?

No. L’impresa deve valutare la materialità dei temi e selezionare le informazioni pertinenti. La lista EFRAG non rappresenta una checklist da compilare integralmente. Alcune informazioni generali sul report seguono regole specifiche e non dipendono dalla doppia materialità.


Chi deve validare i dati ESG in azienda?

La validazione dipende dalla struttura aziendale. Il responsabile della funzione che genera il dato dovrebbe verificarne contenuto e metodo. Un secondo livello di controllo può coinvolgere sustainability, finance, risk management, compliance o internal audit. Il management approva infine le informazioni rilevanti.


Gli ESRS 2026 si applicano anche alle PMI?

Gli ESRS si applicano alle imprese che rientrano nel perimetro della CSRD. Le imprese più piccole che restano fuori dall’obbligo possono utilizzare il Voluntary Standard. Questo standard le aiuta a rispondere alle richieste di banche, investitori e grandi clienti senza adottare l’intero sistema ESRS.


Quando dovrebbe iniziare la raccolta dei dati ESG?

La raccolta dovrebbe iniziare all’avvio del periodo di rendicontazione, non alla fine dell’esercizio. L’impresa deve definire in anticipo fonti, frequenze, responsabilità e controlli. In questo modo può correggere anomalie durante l’anno e ridurre il lavoro di ricostruzione finale.


Fonti

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